La fuga dei cervelli, con andata senza ritorno (Il Quotidiano di Puglia, 9 gennaio 2016)

Scrive Stefano Cristante sul Quotidiano di Puglia:
"Ieri a Siviglia si è concluso un seminario internazionale cui hanno partecipato rappresentanti dell’Università di Amsterdam, del King’s College di Londra, della portoghese Università di Coimbra, dell’Università di Cadice, del Ciespal di Quito (Ecuador), dell’Università del Salento e, naturalmente, dell’Università di Siviglia. Il seminario era dedicato al tema della tecnopolitica, cioè i modi in cui l’organizzazione e la comunicazione della politica sono influenzati e persino strutturati dalla presenza costante dei nuovi media digitali nella nostra epoca. La questione è decisiva per chi si occupa di sociologia della comunicazione, e l’occasione era senz’altro ghiotta per fare il punto su ciò che di muove a riguardo nei diversi paesi.

Tuttavia ciò che mi ha impressionato maggiormente del seminario non è stata la qualità del dibattito o la brillantezza di certe idee esposte, per quanto entrambi gli elementi siano stati senz’altro presenti nei due giorni di discussione. Ciò che mi ha colpito più di ogni altra cosa è stato conoscere i rappresentanti di due importanti università europee (Amsterdam e il King’s College) e di un centro di ricerca sociale noto in tutto il Sud-America (il Ciespal di Quito). Forse se scrivo i nomi la vicenda sarà più chiara: la rappresentante di Amsterdam si chiama Stefania Milàn, quello di Londra Paolo Gerbaudo e quello di Quito Francesco Maniglio. Sono tutti e tre italiani e accademicamente giovani: Stefania è veneta, Paolo è piemontese e Francesco di Zollino. Dunque al seminario c’erano quattro italiani, ma solo uno (chi scrive) in rappresentanza di un’università italiana."

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